La tradizione delle carte piacentine

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    Le carte sono molto probabilmente il gioco da tavolo più diffuso al mondo. Nel corso dei secoli ogni cultura ha creato diversi mazzi di carte e diversi modi di utilizzarle, impiegandole tanto nelle attività ludiche, che nell’illusionismo o nella cartomanzia. Alcuni mazzi particolarmente pregiati oggi sono oggetto del collezionismo di milioni di appassionati, disposti a spendere anche cifre esagerate per portare a casa un mazzo di carte raro. Queste infatti, rappresentano in molti casi delle vere e proprie opere d’arte, capaci anche di vantare una storia antichissima.

    L’origine del gioco delle carte è sconosciuta. I cinesi parrebbero essere i primi ad aver realizzato delle carte da gioco, intorno VII secolo, sotto la dinastia T’ang. Non a caso, gli abitanti dell’Impero Celeste sono stai i primi a far uso della carta, già dal II secolo d.C.. L’arte cinese di produrre la carta è stata poi appresa dagli arabi, i quali a loro volta crearono dei mazzi di carte da gioco molto interessanti. Secondo più fonti sarebbero stati proprio i mamelucchi egiziani a portare le moderne carte da gioco in Europa. Questi avevano infatti realizzato un mazzo composto da 52 carte, composto da quattro diversi semi: bastoni, denari, spade e coppe. Ogni seme conteneva 10 carte e 3 figure (re, viceré e secondo viceré, che secondo la legge coranica non era però ritratti come figure umane, ma indicati solo con il loro nome).

    Fonte: Wikimedia Autore: Assobello Licenza: Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported
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    Dallo stile delle carte mamelucche è nato poi quello che oggi chiamiamo lo stile “spagnolo”, le cui figure furono disegnate ufficialmente da Phelippe Ayet intorno al 1575, oggi molto diffuso in Italia. Nel nostro paese si sono infatti diffusi diversi tipi di carte, in particolare, quelle con i semi spagnoli (bastoni, coppe, denari spade, con le figure di fante, cavallo e re) e quelle con i semi francesi (cuori, quadri, fiori e picche, con le figure di fante, donna e re).

    Parlando di carte in stile spagnolo, tra le più note e amate possiamo annoverare le carte piacentine. Questo sono particolarmente diffuse in Emilia, tra Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e la provincia di Bologna, soprattutto nelle zone appenniniche, come anche nel sud della Lombardia, in Toscana, nelle Marche, in Umbria e nel Lazio. In queste ultime tre regioni le carte piacentine sono arrivate nel XIX secolo, sotto influsso dello Stato Pontificio, all’epoca confinante con i ducati emiliani.

    Nel mazzo piacentino tutte le figure ritratte sono in piedi, a differenza degli altri mazzi del nord Italia, che di solito vedono i re assisi su un trono. L’asso di denari è raffigurato come una maestosa aquila contrassegnata dal bollo d’imposta sul petto. Questa prende spesso i nomignoli popolari di Polla, Pita o Pitocco. L’asso di denari è rappresentato da un’aquila, perché l’aquila nella simbologia antica uno dei simboli del sole, il re dei rapaci, l’animale capace di volare fissando il disco solare direttamente negli occhi. Non a caso i denari, con la loro forma circolare e il loro color oro, vengono storicamente associati all’immagine del sole.

    Gli esempi più eleganti e ricercati di mazzi di carte in stile piacentino sono stati disegnati nell’Ottocento dalla fabbrica milanese di Ferdinando Gumppemberg (scritto anche Guppemberg o Gumppenberg). Un disegno molto diffuso è quello di Lattanzio Lamperti, messo in commercio tra il 1840 e il 1850. Attualmente questo mazzo, stampato a una testa, viene riprodotto da Modiano. Tuttavia, a partire dal 1950, Modiano ha preso a commercializzare anche un mazzo piacentino a due teste, ad oggi il più venduto in assoluto.

    Le carte restano uno dei giochi più amati dagli italiani, sempre presenti nelle nostre case e nei nostri consueti punti di ritrovo. Non passano mai di moda, continuano ad unire ed essere occasione di incontro. Il gioco delle carte è sempre una sfida sottile e combattutissima. Non è solo un modo pacifico di “farsi la guerra”, ma anche qualcosa che per molti versi si avvicina al mondo dell’amore. Un gioco basato sulla tattica, sui silenzi e sugli sguardi ci rimanda facilmente a quelle che sono le strategie dell’arte della seduzione. Il gioco delle carte si muove su un terreno psicologico sottile e profondo, scavando a fondo negli animi di chi siede al tavolo. Ci si studia a vicenda con molta attenzione, perché ogni più piccola espressione del nostro avversario può essere rivelativa.

    Questo svago così diffuso e quotidiano si porta dietro una storia di secoli e un universo di simboli antichi, reinterpretati in diverse forme e figure, ma sempre fedeli ad un’arte che i mastri cartai si tramandano di generazione in generazione.

    Fonte: Wikimedia Autore: Florixc Licenza: Public domain
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